venerdì 19 febbraio 2016

Un killer venuto dal Perù per sterminare le zanzare Marciano Huancahuari combatte i “mosquito” nelle risaie di Vercelli.

19/02/2016
vercelli
Lui, il killer delle zanzare, si siede e attende con pazienza che arrivino dalle risaie sconfinate di Vercelli. Non s’innervosisce: Marciano Huancahuari, 52 anni, una vita intera spesa a dare la caccia a «mosquitos» di tutti i tipi, sa quando e dove inizieranno l’assalto. Come fa? Respira piano e svela: «Per battere il tuo nemico devi conoscerlo alla perfezione. Devi averlo studiato per anni». L’ha imparato dal kung-fu, fin da quando lo insegnava ai bambini del suo Paese, il Perù. E l’ha applicato qui, a questa lotta senza esclusione di colpi, combattuta contro esserini che possono renderti la vita impossibile, se abiti in Pianura Padana.

Marciano parla con l’accento di Papa Francesco e la stessa calma che usa per stanare, in estate, eserciti di microscopici soldati dalle campagne: «Sono sudamericano, ma Vercelli adesso è la mia casa. Lavoro per liberare, ogni anno, la città dagli insetti. I politici lo devono capire: non serve a niente spendere soldi per tenere d’occhio gli sciami: l’unica cosa che dobbiamo fare è eliminarli. Altrimenti rischiamo malattie». Ha lavorato a Milano e in Sardegna e ora è consulente dell’Ipla, l’istituto per le piante da legno e l’ambiente, il braccio armato della Regione Piemonte o dei Comuni che hanno bisogno in questa disfida senza tempo. Uno studioso arrivato dalle Ande è la voce più autorevole, in fatto di zanzare, proprio a Vercelli. Com’è successo? L’ha portato il riso, l’altro luogo comune di qui. «Sono agronomo, e quando negli anni Ottanta a Lima ho vinto una borsa di studio per venire in Italia, mi hanno detto che avrei percorso chilometri e chilometri senza vedere altro che campi coltivati. Non c’è un inizio, né una fine». Marciano dopo gli studi collabora con la stazione sperimentale per la risicoltura in una cascina alle porte di Vercelli, ed è lì che scopre e nasce la sua passione per gli insetti. E la sua missione. Punto numero uno: studiare il nemico, ma a modo suo.

Da pioniere: «Prelevo campioni d’acqua utilizzando un’unità di misura: quante larve sono presenti in un litro d’acqua. Ad aprile ce ne sono due, a maggio tre o quattro, a luglio fino a cento. Se io le uccido subito, evito che si moltiplichino. Facile no?». Per farlo usa un larvicida, il Diflubenzuron, che non ha niente di biologico. E ha inventato un metodo: mescolare il prodotto con i semi, così si abbattono i costi e si dice addio alla prima generazione di zanzare, quella che può diffondersi di più.

L’ha sperimentato nel 2003, dopo la sua sconfitta più cocente: «Quell’anno gli insetti arrivavano da tutte le parti, faceva troppo caldo», racconta. Poi c’è la volta che vince lui. Che si mette ad attendere i «mosquito» e gli fa fare una brutta fine: «So quando arriveranno, perchè calcolo il tempo che impiegherà un uovo a schiudersi. E so dove: a Vercelli scelgono un parco per radunarsi prima di attaccare le case».

L’incognita, semmai, è il denaro per comprare le armi, ovvero l’insetticida. Quest’anno dalla Regione dovrebbero finanziare solo la lotta in città. Quella contro le zanzare tigre, che potrebbero trasmettere anche il virus Zika: «Tra pochi mesi il rischio ci sarà. La gente si sposta, chi arriva dal Sudamerica potrebbe essere portatore ed essere punto da una nostra zanzara...».

Che fare? «Eliminarle tutte, per quanto possibile. Tra un paio di mesi inizieremo a spargere il prodotto nei tombini, poi però servirà l’aiuto della gente: dobbiamo poter entrare nelle case e dare la caccia alle zanzare nei piccoli accumuli d’acqua».
Marciano rispetta il suo originale nemico «che ormai sa adattarsi a tutte le condizioni climatiche, è sempre più forte», e le zanzare fanno lo stesso con lui: «Non so perchè, non mi hanno mai punto. Abito a Vercelli ma sarò l’unico a non possedere in casa una zanzariera…».
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