Costituita da un ‘sacco’ che funziona da contrappeso .
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sabato 2 marzo 2013
venerdì 1 marzo 2013
giovedì 28 febbraio 2013
martedì 26 febbraio 2013
Carne di cavallo: tutti i prodotti ritirati in Europa
Dall’Inghilterra all’Europa intera, la frode alimentare della carne di cavallo ha ormai raggiunto una dimensione continentale. Il sito eFoodAlert che si occupa in maniera specifica di sicurezza alimentare
ha pubblicato la lista (aggiornata allo scorso 22 febbraio) degli
alimenti ritirati in Italia, Belgio, Repubblica Ceca, Finlandia,
Francia, Irlanda, Olanda, Svezia e, naturalmente, Regno Unito. Nella
lista che segue non sono segnalate le polpette Ikea ritirate negli ultimi giorni
dai punti vendita di 24 paesi: Polonia, Austria, Ungheria, Repubblica
Dominicana, Gran Bretagna, Portogallo, Finlandia, Germania, Italia,
Danimarca, Olanda, Belgio, Romania, Slovacchia, Repubblica Ceca, Svezia,
Thailandia, Spagna, Bulgaria, Grecia, Hong Kong, Francia, Cipro e
Irlanda.
Chi è la DANONE?
Chi è la Danone [dalla Guida al consumo critico del Cnms]
Il Centro nuovo modello di sviluppo di Pisa, coordinato da Francesco
Gesualdi, pubblica ogni anno la Guida al consumo critico [edizioni
Emi], che raccoglie informazioni riferite a 170 gruppi italiani ed
esteri presenti con i loro prodotti nei supermercati italiani. Tra
questi, naturalmente, trova spazio anche il Gruppo Danone, di cui vi
proponiamo una sintesi del testo contenuto nella guida.
Multinazionale alimentare di origine francese, il Gruppo Danone è
presente oggi in 27 paesi. Sorta nei primi anni Sessanta come
produttrice di contenitori di vetro, nel giro di una quindicina di
anni è divenuta una dei colossi mondiali dell’alimentare e delle
bevande. La proprietà del gruppo è frammentata fra oltre 140 mila azionisti,
i principali dei quali sono i banchieri Lazard, la
famiglia Agnelli e la società di assicurazione Axa.
La produzione del gruppo Danone è costituita da: latticini e prodotti freschi,
settore in cui è leader mondiale, acque e altre bevande,
ma anche biscotti, pasta, salsa e contenitori in vetro.
Negli ultimi anni è diventata leader nelle acque minerali negli Stati uniti
[secondo operatore dopo la Nestlè], in Argentina, in Cina, e in Indonesia.
Nel marzo dello scorso anno ha lanciato, insieme alla Nestlè, il
primo supermercato on-line per i prodotti di largo consumo delle due
aziende. Ha un accordo strategico mondiale con Coca-Cola per la
produzione e la commercializzazione di succhi di frutta.
In Italia Danone opera attraverso varie società: Danone, Egidio
Galbani, Gelaz, Italaquae, Saiwa, Sorgente Santagata, Birra Peroni.
Danone fa parte di EuropaBio, un’associazione che raggruppa le
industrie con interessi nel settore delle biotecnologie, il cui scopo
è di intervenire a tutti i livelli per legittimarne l’impiego.
Da vari anni gli stabilimenti della sua controllata inglese HP Foods
inquinano gravemente l’ambiente circostante [secondo l'associazione
ambientalista"Hall of shame", la HP Foods occupa il settimo posto
nella graduatoria delle imprese manifatturiere inglesi più inquinanti].
Per quanto riguarda i diritti dei lavoratori dipendenti, la strategia
della Danone ha previsto negli ultimi anni una graduale chiusura
degli stabilimenti meno redditizi e l’accorpamento dei piccoli, e la
riduzione del personale. Nonostante nel 1996 e nel 1997 avesse
firmato col sindacato internazionale due accordi che la impegnavano a
informare i sindacati ed a concordare con essi i piani di
ristrutturazione, nel giugno 1998, si è aperto un grave scontro in
Francia in occasione della ristrutturazione dello stabilimento di
Sant-Meloin.
I prodotti:
ACQUE MINERALI: Ferrarelle, Igea, Antica Fonte, Boario, Fausta,Vitas
YOGURTH E AFFINI: Yogurth Danone, Vitasnella, Actimel, Danito,
Danette
BISCOTTI E AFFINI (Saiwa): Ritz, Oro Saiwa, Oro Ciok, Crackers
Premium Saiwa, Cipster, Biscotti Tuc, Pansaiwa, Urrà, Biscotti
Vitasnella, Dolcezze del mondo, Le Frolle, Wafer Saiwa, Biscotti
Prince
ALTRI PRODOTTI (gruppo Galbani): Vallelata Galbani, Mozzarella Santa
Lucia, Galbanino, Bel Paese, Certosa.
Il Centro nuovo modello di sviluppo di Pisa, coordinato da Francesco
Gesualdi, pubblica ogni anno la Guida al consumo critico [edizioni
Emi], che raccoglie informazioni riferite a 170 gruppi italiani ed
esteri presenti con i loro prodotti nei supermercati italiani. Tra
questi, naturalmente, trova spazio anche il Gruppo Danone, di cui vi
proponiamo una sintesi del testo contenuto nella guida.
Multinazionale alimentare di origine francese, il Gruppo Danone è
presente oggi in 27 paesi. Sorta nei primi anni Sessanta come
produttrice di contenitori di vetro, nel giro di una quindicina di
anni è divenuta una dei colossi mondiali dell’alimentare e delle
bevande. La proprietà del gruppo è frammentata fra oltre 140 mila azionisti,
i principali dei quali sono i banchieri Lazard, la
famiglia Agnelli e la società di assicurazione Axa.
La produzione del gruppo Danone è costituita da: latticini e prodotti freschi,
settore in cui è leader mondiale, acque e altre bevande,
ma anche biscotti, pasta, salsa e contenitori in vetro.
Negli ultimi anni è diventata leader nelle acque minerali negli Stati uniti
[secondo operatore dopo la Nestlè], in Argentina, in Cina, e in Indonesia.
Nel marzo dello scorso anno ha lanciato, insieme alla Nestlè, il
primo supermercato on-line per i prodotti di largo consumo delle due
aziende. Ha un accordo strategico mondiale con Coca-Cola per la
produzione e la commercializzazione di succhi di frutta.
In Italia Danone opera attraverso varie società: Danone, Egidio
Galbani, Gelaz, Italaquae, Saiwa, Sorgente Santagata, Birra Peroni.
Danone fa parte di EuropaBio, un’associazione che raggruppa le
industrie con interessi nel settore delle biotecnologie, il cui scopo
è di intervenire a tutti i livelli per legittimarne l’impiego.
Da vari anni gli stabilimenti della sua controllata inglese HP Foods
inquinano gravemente l’ambiente circostante [secondo l'associazione
ambientalista"Hall of shame", la HP Foods occupa il settimo posto
nella graduatoria delle imprese manifatturiere inglesi più inquinanti].
Per quanto riguarda i diritti dei lavoratori dipendenti, la strategia
della Danone ha previsto negli ultimi anni una graduale chiusura
degli stabilimenti meno redditizi e l’accorpamento dei piccoli, e la
riduzione del personale. Nonostante nel 1996 e nel 1997 avesse
firmato col sindacato internazionale due accordi che la impegnavano a
informare i sindacati ed a concordare con essi i piani di
ristrutturazione, nel giugno 1998, si è aperto un grave scontro in
Francia in occasione della ristrutturazione dello stabilimento di
Sant-Meloin.
I prodotti:
ACQUE MINERALI: Ferrarelle, Igea, Antica Fonte, Boario, Fausta,Vitas
YOGURTH E AFFINI: Yogurth Danone, Vitasnella, Actimel, Danito,
Danette
BISCOTTI E AFFINI (Saiwa): Ritz, Oro Saiwa, Oro Ciok, Crackers
Premium Saiwa, Cipster, Biscotti Tuc, Pansaiwa, Urrà, Biscotti
Vitasnella, Dolcezze del mondo, Le Frolle, Wafer Saiwa, Biscotti
Prince
ALTRI PRODOTTI (gruppo Galbani): Vallelata Galbani, Mozzarella Santa
Lucia, Galbanino, Bel Paese, Certosa.
Voltaren la crema che provoca l'infarto!
Il
Voltaren si trova al centro di numerose polemiche: uno studio Danese
della durata di otto anni lo ha indicato come causa di infarti anche in
individui senza particolari problemi di cuore!
Il principio
attivo del Voltaren il Diclofenac si è dimostrato essere tossico, tanto
che in Australia e Nuova Zelanda si sta meditando di togliere il farmaco
dal mercato…
Oggi assumiamo
farmaci per qualsiasi cosa, per ogni minimo dolorino abbiamo il nostro
farmaco: il farmaco sicuro di oggi può diventare il farmaco tossico di
domani, quando la ricerca ne dimostrerà la tossicità…
Non esiste il
farmaco completamente innocuo, tutti, chi più chi meno, hanno effetti
collaterali: spesso però sono effetti che si mostrano nel tempo e non al
momento, per questo vengono scoperti solo dopo molti anni di ricerche… E
spesso tali ricerche vengono occultate per non danneggiare il business
che sta dietro al commercio dei farmaci!
È essenziale informarsi sulle alternative, perchè le alternative esistono!
Siccome abbiamo parlato di Voltaren, quindi di dolori alla schiena,
dolori articolari etc. il mio consiglio in questi casi, se hai male alla
schiena, dolori cronici che ti porti dietro da anni, è quello di
recarti da un bravo osteopata, con tutta probabilità basteranno due –
tre sedute di trattamento per fare sparire i tuoi dolori: provare per
credere!
Le alternative esistono si tratta solo di impegnarsi per
conoscerle e, altra cosa molto importante, lavorare sulla prevenzione:
hai per esempio tutti i giorni mal di testa? la soluzione non è
imbottirti di aspirine ma ricercare la causa che ti provoca il dolore,
può essere un problema di cervicale e in questo caso è ottimo un
trattamento da un osteopata, oppure può essere un problema di intestino,
e in questo caso è ottimo lavorare su quello che mangi evitando ciò che
è veleno ( e questo vale per un sacco di problemi!), oppure è un
problema di stress e anche in questo caso un trattamento da un osteopata
o un trattamento shiatsu…
I farmaci dovrebbero diventare
l’ultimissima spiaggia, quasi come se non esistessero, ti accorgerai che
meno ne usi e paradossalmente più starai bene e in salute!
Come sempre si tratta di prendersi la responsabilità del proprio corpo,
informarsi, ricercare dentro di se le cose che non funzionano e agire in
prima persona per sistemarle, affidarsi ai farmaci è la soluzione più
facile, ma in realtà è la meno efficace e contribuisce a una continua
deresponsabilizzazione: affidarsi ai farmaci significa mettere la
propria salute in mani sconosciute che nella maggioranza dei casi hanno
il solo scopo di lucrare sui nostri problemi di salute guadagnandoci il
più possibile.
fonte:http://www.miglioriamoci.net/ voltaren-la-crema-che-provoca-i nfarto/.
Il
Voltaren si trova al centro di numerose polemiche: uno studio Danese
della durata di otto anni lo ha indicato come causa di infarti anche in
individui senza particolari problemi di cuore!
Il principio attivo del Voltaren il Diclofenac si è dimostrato essere tossico, tanto che in Australia e Nuova Zelanda si sta meditando di togliere il farmaco dal mercato…
Oggi assumiamo farmaci per qualsiasi cosa, per ogni minimo dolorino abbiamo il nostro farmaco: il farmaco sicuro di oggi può diventare il farmaco tossico di domani, quando la ricerca ne dimostrerà la tossicità…
Non esiste il farmaco completamente innocuo, tutti, chi più chi meno, hanno effetti collaterali: spesso però sono effetti che si mostrano nel tempo e non al momento, per questo vengono scoperti solo dopo molti anni di ricerche… E spesso tali ricerche vengono occultate per non danneggiare il business che sta dietro al commercio dei farmaci!
È essenziale informarsi sulle alternative, perchè le alternative esistono!
Siccome abbiamo parlato di Voltaren, quindi di dolori alla schiena, dolori articolari etc. il mio consiglio in questi casi, se hai male alla schiena, dolori cronici che ti porti dietro da anni, è quello di recarti da un bravo osteopata, con tutta probabilità basteranno due – tre sedute di trattamento per fare sparire i tuoi dolori: provare per credere!
Le alternative esistono si tratta solo di impegnarsi per conoscerle e, altra cosa molto importante, lavorare sulla prevenzione: hai per esempio tutti i giorni mal di testa? la soluzione non è imbottirti di aspirine ma ricercare la causa che ti provoca il dolore, può essere un problema di cervicale e in questo caso è ottimo un trattamento da un osteopata, oppure può essere un problema di intestino, e in questo caso è ottimo lavorare su quello che mangi evitando ciò che è veleno ( e questo vale per un sacco di problemi!), oppure è un problema di stress e anche in questo caso un trattamento da un osteopata o un trattamento shiatsu…
I farmaci dovrebbero diventare l’ultimissima spiaggia, quasi come se non esistessero, ti accorgerai che meno ne usi e paradossalmente più starai bene e in salute!
Come sempre si tratta di prendersi la responsabilità del proprio corpo, informarsi, ricercare dentro di se le cose che non funzionano e agire in prima persona per sistemarle, affidarsi ai farmaci è la soluzione più facile, ma in realtà è la meno efficace e contribuisce a una continua deresponsabilizzazione: affidarsi ai farmaci significa mettere la propria salute in mani sconosciute che nella maggioranza dei casi hanno il solo scopo di lucrare sui nostri problemi di salute guadagnandoci il più possibile.
fonte:http://www.miglioriamoci.net/ voltaren-la-crema-che-provoca-i nfarto/.
Il principio attivo del Voltaren il Diclofenac si è dimostrato essere tossico, tanto che in Australia e Nuova Zelanda si sta meditando di togliere il farmaco dal mercato…
Oggi assumiamo farmaci per qualsiasi cosa, per ogni minimo dolorino abbiamo il nostro farmaco: il farmaco sicuro di oggi può diventare il farmaco tossico di domani, quando la ricerca ne dimostrerà la tossicità…
Non esiste il farmaco completamente innocuo, tutti, chi più chi meno, hanno effetti collaterali: spesso però sono effetti che si mostrano nel tempo e non al momento, per questo vengono scoperti solo dopo molti anni di ricerche… E spesso tali ricerche vengono occultate per non danneggiare il business che sta dietro al commercio dei farmaci!
È essenziale informarsi sulle alternative, perchè le alternative esistono!
Siccome abbiamo parlato di Voltaren, quindi di dolori alla schiena, dolori articolari etc. il mio consiglio in questi casi, se hai male alla schiena, dolori cronici che ti porti dietro da anni, è quello di recarti da un bravo osteopata, con tutta probabilità basteranno due – tre sedute di trattamento per fare sparire i tuoi dolori: provare per credere!
Le alternative esistono si tratta solo di impegnarsi per conoscerle e, altra cosa molto importante, lavorare sulla prevenzione: hai per esempio tutti i giorni mal di testa? la soluzione non è imbottirti di aspirine ma ricercare la causa che ti provoca il dolore, può essere un problema di cervicale e in questo caso è ottimo un trattamento da un osteopata, oppure può essere un problema di intestino, e in questo caso è ottimo lavorare su quello che mangi evitando ciò che è veleno ( e questo vale per un sacco di problemi!), oppure è un problema di stress e anche in questo caso un trattamento da un osteopata o un trattamento shiatsu…
I farmaci dovrebbero diventare l’ultimissima spiaggia, quasi come se non esistessero, ti accorgerai che meno ne usi e paradossalmente più starai bene e in salute!
Come sempre si tratta di prendersi la responsabilità del proprio corpo, informarsi, ricercare dentro di se le cose che non funzionano e agire in prima persona per sistemarle, affidarsi ai farmaci è la soluzione più facile, ma in realtà è la meno efficace e contribuisce a una continua deresponsabilizzazione: affidarsi ai farmaci significa mettere la propria salute in mani sconosciute che nella maggioranza dei casi hanno il solo scopo di lucrare sui nostri problemi di salute guadagnandoci il più possibile.
fonte:http://www.miglioriamoci.net/
lunedì 25 febbraio 2013
Come fare in casa il compost domestico
Tutto quello che c'è da sapere sul compost domestico: come muovere i primi passi in sei mosse
Andate a fare una passeggiata nel bosco, rimescolate il manto di foglie morte e avvertirete subito un odore gradevole: man mano che andrete in profondità, foglie, rami, resti d'animali ed insetti, perdono progressivamente la loro forma ed i colori originali. È qui, a pochi centimetri di profondità, troverete un terriccio soffice, di colore scuro che profuma di "bosco", ricco di Humus.
Piante e foglie morte, frutti caduti al suolo, spoglie e deiezioni d'animali, tutte le sostanze organiche che si accumulano nel sottobosco, diventano il nutrimento del super-organismo formato dagli esseri viventi che popolano il terreno.
Le grandi molecole organiche presenti nei vegetali (amidi, zuccheri, cellulosa, resine, oli..) diventano cibo per i batteri e per altri microrganismi che dalla degradazione di queste molecole, a base di carbonio, traggono energia.
Su quello che resta dell'originaria materia organica e sugli stessi batteri e funghi, si avventa una miriade di organismi di maggiori dimensioni quali insetti, artropodi, anellidi che, oltre a finire di mangiare le briciole, scavano e rimescolano quello che ormai è diventato un soffice terriccio bruno su cui l'ossigeno dell'aria e l'acqua apportano le ultime trasformazioni chimico-fisiche.
Dopo qualche mese, tutto si è trasformato in una cosa nuova, il compost, ovvero un terriccio fine ricco di organismi viventi e di sostanze nutritive, nelle condizioni fisiche e chimiche ottimali per essere facilmente assorbite dalle radici delle piante.
Il compost, oggi come oggi, è un'ottima soluzione sia per ridurre la propria incidenza sui rifiuti, sia per autoprodurre materia organica, concime, da utilizzare nell'orto e nel giardino.
Se vivete in cascina o avete molto spazio a disposizione, vi consigliamo di fare un compostaggio a cumulo; se invece il vostro spazio è ridotto vi consigliamo una compostiera domestica in contenitori chiusi, bidoni di plastica costruiti in modo particolare.
COME PARTIRE
- Affinché i processi di compostaggio di sostanze organiche vegetali vadano a buon fine, sono indispensabili i seguenti ingredienti:
- volume di biomassa finemente triturata di circa 1 metro cubo, formata di 30 parti di carbonio e 1 parte d'azoto;
- aria a volontà;
- cqua, quanto basta al benessere di muffe, funghi e batteri;
- un po' di batteri e microrganismi;
- qualche lombrico.
Mescolare bene questi ingredienti, operare affinché l'aria circoli sempre in abbondanza in questo "impasto" e la quantità d'acqua si mantenga nelle giuste proporzioni.
Nel materiale sottoposto a compostaggio si assisterà, in ordine di tempo, ai seguenti fenomeni:
- sviluppo di colonie di muffe e funghi;
- riscaldamento progressivo, fino a raggiungere 50-60 °C, al suo interno;
- disgregazione dei componenti, con una riduzione del volume iniziale fino al 50%;
- raffreddamento del compost
- eventuale diffusione di lombrichi all'interno del cumulo di compost.
Se la ricetta è ben eseguita e se il materiale trattato è frequentemente rimescolato, l'intero processo di compostaggio può durare anche alcuni giorni; lasciando il cumulo fermo e avendo provveduto solo ad una grossolana triturazione, il compostaggio completo richiederà alcuni mesi (da 4 a 5 mesi, secondo la stagione).
I 6 PASSI PER UN BUON COMPOSTAGGIO DOMESTICO
1 - Carbonio e azoto
I batteri, per svilupparsi a dovere, devono avere a disposizione sia energia dalla "combustione" del carbonio, sia materia prima per l'assemblaggio di proteine (azoto).
Per avere sostanza organica con un rapporto ottimale carbonio/azoto, si può seguire la regola di mescolare bene due parti di avanzi "Verdi" con una parte di avanzi "Marroni".
Quindi, se il vostro compost risulta troppo umido e bagnato, è l'ora di aggiungere carbonio: sacchetti in carta per alimenti, fazzoletti e tovaglioli di carta, tutti sminuzzati finemente per accelerare il processo. Va bene anche la segatura di legno non trattato.
2 – Avanzi verdi e marroni: quali rifiuti per produrre compost? E quali no?
Vediamo adesso che cosa mettere nella nostra compostiera per creare il corretto rapporto azoto/carbonio.
Avanzi marroni: foglie secche, potature di arbusti, aghi di pino, segatura, cartone, carta per alimenti, quotidiani.
Avanzi verdi: avanzi di piante verdi e fiori, sfalci d'erba o erba fresca, avanzi di frutta e ortaggi non cotti, bustine di tè, pose di caffè, letame di erbivori, capelli, peli di animale domestico.
Ci sono, poi, gli integratori che non sono obbligatori per la buona riuscita, ma contengono interessanti proprietà utili alle piante che, poi, andremo a concimare.
Integratori: gusci di uova, gusci di molluschi, cenere di legna, polvere di roccia sedimentarie.
Anche la carta di quotidiano può essere utilizzata per il compostaggio perché da
tempo il piombo non è più utilizzato per la stampa.
Per la preparazione del compost NON si devono usare: carne, pesce, ossa, prodotti caseari, oli e grassi, lettiere di cani, gatti, uccelli.
Non sono idonei al compostaggio, in quanto scarsamente
biodegradabili: fogli di plastica, carta oleata, carta patinata, carta plastificata.
3 – La triturazione degli avanzi
Ai fini della velocità e della buona riuscita del compostaggio è utile che il materiale organico sia sminuzzato il più finemente possibile. Questo trattamento, a parità di peso di materiale, aumenta la superficie d'attacco da parte dei batteri, facilita il mescolamento tra i vari componenti, rende il cumulo più soffice e più permeabile all'aria e all'acqua. Anche una triturazione grossolana può andare bene, specialmente se non si ha fretta.
4 – L'acqua
Il materiale da compostare deve essere mantenuto costantemente umido. Attenzione però a non esagerare. Se il cumulo è fradicio d'acqua, l'aria non circola e i batteri "buoni" moriranno per asfissia. Saranno sostituiti da altri batteri (chiamati anaerobi) che non amano l'ossigeno, ma che producono metano, idrogeno solforato, composti con odori fortemente sgradevoli.
Una prova empirica per verificare la presenza di un eccesso d'acqua si effettua stringendo nel pugno una manciata di compost; se esce acqua, l'umidità è eccessiva e pertanto deve essere ridotta.
5 – Calore
Il buon andamento del compostaggio si misura con l'aumento della temperatura al suo interno.
L'aumento di temperatura segnala che i batteri sono al lavoro e che la sostanza organica viene da
loro degradata. Elevate temperature si raggiungono solo con cumuli il cui volume sia di circa un metro cubo (mille litri). Il vostro compost si riscalda progressivamente fino a raggiungere, al suo interno, 50-60 °C. L'elevata temperatura elimina eventuali parassiti e agenti patogeni
e inattiva i semi di piante infestanti introdotti nel cumulo.
Se il volume del cumulo è inferiore ad un metro cubo, la maggiore dispersione del calore non permette il raggiungimento d'elevate temperature; in tal caso si parla di compostaggio freddo che è più lento di quello caldo e non ne ha i vantaggi ma rende possibile il costante valido aiuto dei lombrichi.
6 – Gli starter
Soprattutto nel caso di compostiera domestica non in cumulo, occorre attivare il compost attraverso dei piccoli accorgimenti.
BATTERI E MICRORGANISMI
Quando si avvia il compostaggio per la prima volta è opportuno poter mettere subito al lavoro questi utilissimi animaletti. Su uno strato di 10-15 cm di avanzi verdi, gettate uno strato di 2-3 cm di terriccio, utile anche per evitare invasioni di moscerini della frutta e per contenere l'emissione di eventuali odori fastidiosi. Prima di aggiungere nuovo materiale fresco, rimescolare bene gli strati sottostanti.
LOMBRICHI
I lombrichi sono indispensabili per il compostaggio domestico di volume ridotto (compostaggio freddo) e preziosi anche per il compostaggio a cumulo. Se ne trovano in abbondanza scavando ai bordi dei cumuli di letame, oppure presso i negozi di pesca che vendono esche vive.
QUALCOSA VA STORTO?
Morte dei lombrichi: mancanza di cibo:, acqua o temperatura troppo bassa..
Il compostaggio non si avvia: il cumulo è troppo secco (aggiungi acqua); eccesso di marrone (aggiungi verde).
Cattivi odori: troppa acqua (aggiungi cibo per 2-3 settimane); troppo cibo (non aggiungere cibo per 2-3 settimane).
Giulia Landini
domenica 24 febbraio 2013
LA STAGIONE GIUSTA PER LA FRUTTA
Acque in bottiglia
Le
bugie dell’acqua minerale non sono una novità: le condanne degli ultimi
anni, da Uliveto a Rocchetta da Vitasnella a Ferrarelle.
Il mondo delle acque minerali in bottiglia è tutt’altro che limpido. Oltre alle strategie di promozione che passano dagli studi dei medici di base o denigrano l’acqua del rubinetto, l’aspetto più critico riguarda le bugie e le scorrettezze dei messaggi pubblicitari che in questi anni non si è arrestata. Basta ricordare l’ambiguità delle pubblicità comparative che esaltano acque con poco sodio, sorvolando sul fatto che l’apporto di sodio nella dieta derivante dall’acqua è trascurabile. La stessa cosa si può dire per le acque con pochi sali minerali che vantano requisiti e vantaggi inesistenti. Poi ci sono i messaggi palesemente ingannevoli che hanno caratterizzato per anni il settore.
Nel 2005 la pubblicità di Uliveto e Rocchetta definite “acque della salute” sono state censurate perchè non è stata ricontrata “un’attività terapeutica”. Qualcuno ricorda come nel 2012 Rocchetta vantava caratteristiche analoghe ad alcune acque termali. Nella pubblicità sosteneva di svolgere una funzione terapeutica nei confronti di alcune affezioni della pelle e di avere poteri antinfiammatori. Si diceva che l’acqua proteggeva la cute dagli arrossamenti dovuti all’esposizione ai raggi ultravioletti. Per questo motivo era utile berla al mare o sulla neve dove è facile procurarsi scottature. L’Autorità Garante ha scoperto che le ricerche sull’effetto antinfiammatorio esistono, ma non riguardano l’ingestione dell’acqua, come si lascia intendere. L’attenuazione del rossore si ottiene attraverso impacchi effettuati con l’acqua Rocchetta.
Anche Tè Verde Elisir di Rocchetta, elencava virtù come “l’effetto diuretico”, “l’aiuto a combattere i radicali liberi”, il “ ritardo del processo di invecchiamento” e ancora “rinforza il sistema immunitario e abbassa il livello di colesterolo nel sangue” . Anche questo messaggio viene censurata dal Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria.
Nella pubblicità dell’acqua Lila si leggeva che “aiuta a combattere i radicali liberi e a rimanere giovani”. Di fronte al tentativo di trasformare un’acqua da tavola in un prodotto farmaceutico, il Giurì ha condannato.
L’acqua minerale Danone Vitasnella prometteva di fare scivolare via il senso di pesantezza, la scritta era supportata dall’immagine di una ragazza magra e atletica. Oltre a ciò Vitasnella “aiuta a prevenire la ritenzione idrica dei liquidi nei tessuti. Bevendola ogni giorno il tuo corpo si sentirà sempre più snello, più leggero e in forma”. Ingannevole e censurata.
L’acqua minerale Lete sosteneva di essere in grado di “contribuire a ridurre il rischio di ritenzione idrica, di cellulite e di ipertensione arteriosa”. Censurata: il Giurì ha ritenuto che promettesse più di quanto fosse lecito attendersi.
La pubblicità della bottiglia di minerale Santa Croce sosteneva “aiuta a prevenire la ritenzione idrica”. Censurata.
Ferrarelle nel 2006 scriveva nella pubblicità di essere “l’unica acqua minerale effervescente naturale di qualità garantita e sicura”. È stata censurata dal Giurì perché esisteva anche allora l’acqua Lete naturalmente effervescente. L’elenco potrebbe continuare ma ci sarà senz’altro un’altra occasione. Fonte: "Il fatto alimentare".
Il mondo delle acque minerali in bottiglia è tutt’altro che limpido. Oltre alle strategie di promozione che passano dagli studi dei medici di base o denigrano l’acqua del rubinetto, l’aspetto più critico riguarda le bugie e le scorrettezze dei messaggi pubblicitari che in questi anni non si è arrestata. Basta ricordare l’ambiguità delle pubblicità comparative che esaltano acque con poco sodio, sorvolando sul fatto che l’apporto di sodio nella dieta derivante dall’acqua è trascurabile. La stessa cosa si può dire per le acque con pochi sali minerali che vantano requisiti e vantaggi inesistenti. Poi ci sono i messaggi palesemente ingannevoli che hanno caratterizzato per anni il settore.
Nel 2005 la pubblicità di Uliveto e Rocchetta definite “acque della salute” sono state censurate perchè non è stata ricontrata “un’attività terapeutica”. Qualcuno ricorda come nel 2012 Rocchetta vantava caratteristiche analoghe ad alcune acque termali. Nella pubblicità sosteneva di svolgere una funzione terapeutica nei confronti di alcune affezioni della pelle e di avere poteri antinfiammatori. Si diceva che l’acqua proteggeva la cute dagli arrossamenti dovuti all’esposizione ai raggi ultravioletti. Per questo motivo era utile berla al mare o sulla neve dove è facile procurarsi scottature. L’Autorità Garante ha scoperto che le ricerche sull’effetto antinfiammatorio esistono, ma non riguardano l’ingestione dell’acqua, come si lascia intendere. L’attenuazione del rossore si ottiene attraverso impacchi effettuati con l’acqua Rocchetta.
Anche Tè Verde Elisir di Rocchetta, elencava virtù come “l’effetto diuretico”, “l’aiuto a combattere i radicali liberi”, il “ ritardo del processo di invecchiamento” e ancora “rinforza il sistema immunitario e abbassa il livello di colesterolo nel sangue” . Anche questo messaggio viene censurata dal Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria.
Nella pubblicità dell’acqua Lila si leggeva che “aiuta a combattere i radicali liberi e a rimanere giovani”. Di fronte al tentativo di trasformare un’acqua da tavola in un prodotto farmaceutico, il Giurì ha condannato.
L’acqua minerale Danone Vitasnella prometteva di fare scivolare via il senso di pesantezza, la scritta era supportata dall’immagine di una ragazza magra e atletica. Oltre a ciò Vitasnella “aiuta a prevenire la ritenzione idrica dei liquidi nei tessuti. Bevendola ogni giorno il tuo corpo si sentirà sempre più snello, più leggero e in forma”. Ingannevole e censurata.
L’acqua minerale Lete sosteneva di essere in grado di “contribuire a ridurre il rischio di ritenzione idrica, di cellulite e di ipertensione arteriosa”. Censurata: il Giurì ha ritenuto che promettesse più di quanto fosse lecito attendersi.
La pubblicità della bottiglia di minerale Santa Croce sosteneva “aiuta a prevenire la ritenzione idrica”. Censurata.
Ferrarelle nel 2006 scriveva nella pubblicità di essere “l’unica acqua minerale effervescente naturale di qualità garantita e sicura”. È stata censurata dal Giurì perché esisteva anche allora l’acqua Lete naturalmente effervescente. L’elenco potrebbe continuare ma ci sarà senz’altro un’altra occasione. Fonte: "Il fatto alimentare".
sabato 23 febbraio 2013
Carne di cavallo: lo scandalo causato dalla macellazione illegale di animali da corsa.
Anche il Guardian porta avanti questa tesi
Pubblicato da Roberto La Pira il 20 febbraio 2013
La vicenda della carne di cavallo macinata aggiunta alle lasagne ha coinvolto venti Paesi europei. Sui giornali sono apparsi centinaia di articoli, ma c’è una domanda che resta senza riposta. Perché utilizzare la carne di equino che costa più di quella bovina per preparare hamburger, ripieni per tortellini o carne trita per lasagne?
Se siamo di fronte a una truffa vuol dire che qualcuno trae degli illeciti vantaggi economici. Ma questa storia ha tutte le caratteristiche di un’operazione in perdita che difficilmente può interessare. Basta dire che fino a qualche mese fa nessuna azienda ricercava carne di cavallo nel ripieno di lasagne e tortellini. Le analisi di routine erano focalizzate alla ricerca eventuale di carne di suino, di pollo di tacchino (dal costo inferiore) mentre il cavallo era del tutto escluso.
Ma allora perché qualcuno decide di fare questa operazione fraudolenta? Non siamo di fronte a un dispetto né tanto meno a una beffa. Le autorità sanitarie non danno risposte chiare, c’è chi parla di origine sconosciuta, altri lanciano strali sull’etichetta poco chiara facendo finta di ignorare che il Paese di origine non rappresenta un elemento di prova!
La tesi portata avanti da Il Fatto Alimentare dall’inizio dello scandalo, è che la carne di cavallo utilizzata provenga dal circuito delle corse sportive. Si tratta di animali classificati come “non dpa”, ovvero non destinati alla produzione di alimenti che quando arrivano a fine carriera, per legge devono essere mantenuti fino alla morte naturale e poi inceneriti. La loro carne non può essere utilizzata nemmeno per il cibo destinato agli animali. Questi cavalli rappresentano un costo elevato per i proprietari costretti a mantenerli per 10-15 anni. È lecito ipotizzare che qualcuno abbia creato una rete per vendere la carne nel circuito alimentare mischiandola con i cavalli da carne.
La tesi non è così strana. Anche il Guardian oggi avanza questa ipotesi in modo determinato, parla di commercio illegale di cavalli da macello mischiati a cavalli da corsa. Cita le segnalazioni delle organizzazioni che si occupano del benessere animale e di un commercio di cavalli a fine carriera tra Francia, Belgio, Irlanda e Inghilterra che attraverso passaporti falsi cambia identità e invia al macello i cavalli da corsa non destinati all’uso alimentare.
Seguendo questa ipotesi la truffa risulta avere una sua logica e anche un evidente interesse economico. Inoltre trova un valido supporto nella presenza di centinaia di migliaia di cavalli da corsa in pensione e nella quasi certezza di non essere facilmente scoperti. C’è un altro elemento da considerare.
In Italia il Ministero della salute ha deciso di effettuare in accordo con l’UE 500 analisi sulla carne di cavallo alla ricerca del fenilbutazone. Si tratta di un farmaco veterinario antinfiammatoria specifico per i cavalli da corsa e da gara. Il medicinale viene metabolizzato dall’animale ma lascia una traccia indelebile identificabile analizzando la carne. Quando in laboratorio si cerca questo derivato nel cibo, si ha la prova inconfutabile di un campione di carne di cavallo non destinati al circuito alimentare.
Oltre ai prelievi stabiliti in sede UE, l’Italia ha disposto ulteriori controlli da effettuare presso gli stabilimenti di produzione e commercializzazione di provenienza, attraverso il prelievo del prodotto e di materia prima verificando il sistema di tracciabilità.
Certo in Italia ci sono molti controlli veterinari, lo abbiamo già detto, ma è anche vero che da noi vengono macellati cavalli provenienti da tutta Europa. Chi può escludere poi, che tra i 500 mila cavalli sportivi presenti in Italia e che non possono essere macellati, qualcuno venga trasportato con documenti falsi e poi finisca nei tortellini? Ogni anno nel nostro Paese si macellano 60 mila animali. La metà sono made in Italy, gli altri sono di importazione cosa che fa della nostra la nazione che importa la maggiore quantità in Europa come mostra il grafico del Guardian (vedi a sinistra).
Dopo lo scandalo, il governo inglese ha cambiato le regole, adesso le carcasse di cavalli macellati devono avere un certificato che attesti l’assenza di fenilbutazone. Chissa perché!
Legenda grafici. Secondo i dati Eurostat nel 2012 all’interno dell’UE sono state scambiate 60.000 tonnellate di carne di cavallo, oltre a muli e asini. La prima immagine, in alto, proposta dal Guardian mostra i Paesi da cui l’Italia ha importato. Nella seconda il totale dell’import, in cui si vede come l’Italia, con oltre 23 milioni di chili sia leader di consumo, considerando che (terzo grafico) ha esportato dieci volte di meno in virtù dell’elevato consumo interno.
Pubblicato da Roberto La Pira il 20 febbraio 2013
La vicenda della carne di cavallo macinata aggiunta alle lasagne ha coinvolto venti Paesi europei. Sui giornali sono apparsi centinaia di articoli, ma c’è una domanda che resta senza riposta. Perché utilizzare la carne di equino che costa più di quella bovina per preparare hamburger, ripieni per tortellini o carne trita per lasagne?
Se siamo di fronte a una truffa vuol dire che qualcuno trae degli illeciti vantaggi economici. Ma questa storia ha tutte le caratteristiche di un’operazione in perdita che difficilmente può interessare. Basta dire che fino a qualche mese fa nessuna azienda ricercava carne di cavallo nel ripieno di lasagne e tortellini. Le analisi di routine erano focalizzate alla ricerca eventuale di carne di suino, di pollo di tacchino (dal costo inferiore) mentre il cavallo era del tutto escluso.
Ma allora perché qualcuno decide di fare questa operazione fraudolenta? Non siamo di fronte a un dispetto né tanto meno a una beffa. Le autorità sanitarie non danno risposte chiare, c’è chi parla di origine sconosciuta, altri lanciano strali sull’etichetta poco chiara facendo finta di ignorare che il Paese di origine non rappresenta un elemento di prova!
La tesi portata avanti da Il Fatto Alimentare dall’inizio dello scandalo, è che la carne di cavallo utilizzata provenga dal circuito delle corse sportive. Si tratta di animali classificati come “non dpa”, ovvero non destinati alla produzione di alimenti che quando arrivano a fine carriera, per legge devono essere mantenuti fino alla morte naturale e poi inceneriti. La loro carne non può essere utilizzata nemmeno per il cibo destinato agli animali. Questi cavalli rappresentano un costo elevato per i proprietari costretti a mantenerli per 10-15 anni. È lecito ipotizzare che qualcuno abbia creato una rete per vendere la carne nel circuito alimentare mischiandola con i cavalli da carne.
La tesi non è così strana. Anche il Guardian oggi avanza questa ipotesi in modo determinato, parla di commercio illegale di cavalli da macello mischiati a cavalli da corsa. Cita le segnalazioni delle organizzazioni che si occupano del benessere animale e di un commercio di cavalli a fine carriera tra Francia, Belgio, Irlanda e Inghilterra che attraverso passaporti falsi cambia identità e invia al macello i cavalli da corsa non destinati all’uso alimentare.
Seguendo questa ipotesi la truffa risulta avere una sua logica e anche un evidente interesse economico. Inoltre trova un valido supporto nella presenza di centinaia di migliaia di cavalli da corsa in pensione e nella quasi certezza di non essere facilmente scoperti. C’è un altro elemento da considerare.
In Italia il Ministero della salute ha deciso di effettuare in accordo con l’UE 500 analisi sulla carne di cavallo alla ricerca del fenilbutazone. Si tratta di un farmaco veterinario antinfiammatoria specifico per i cavalli da corsa e da gara. Il medicinale viene metabolizzato dall’animale ma lascia una traccia indelebile identificabile analizzando la carne. Quando in laboratorio si cerca questo derivato nel cibo, si ha la prova inconfutabile di un campione di carne di cavallo non destinati al circuito alimentare.
Oltre ai prelievi stabiliti in sede UE, l’Italia ha disposto ulteriori controlli da effettuare presso gli stabilimenti di produzione e commercializzazione di provenienza, attraverso il prelievo del prodotto e di materia prima verificando il sistema di tracciabilità.
Certo in Italia ci sono molti controlli veterinari, lo abbiamo già detto, ma è anche vero che da noi vengono macellati cavalli provenienti da tutta Europa. Chi può escludere poi, che tra i 500 mila cavalli sportivi presenti in Italia e che non possono essere macellati, qualcuno venga trasportato con documenti falsi e poi finisca nei tortellini? Ogni anno nel nostro Paese si macellano 60 mila animali. La metà sono made in Italy, gli altri sono di importazione cosa che fa della nostra la nazione che importa la maggiore quantità in Europa come mostra il grafico del Guardian (vedi a sinistra).
Dopo lo scandalo, il governo inglese ha cambiato le regole, adesso le carcasse di cavalli macellati devono avere un certificato che attesti l’assenza di fenilbutazone. Chissa perché!
Legenda grafici. Secondo i dati Eurostat nel 2012 all’interno dell’UE sono state scambiate 60.000 tonnellate di carne di cavallo, oltre a muli e asini. La prima immagine, in alto, proposta dal Guardian mostra i Paesi da cui l’Italia ha importato. Nella seconda il totale dell’import, in cui si vede come l’Italia, con oltre 23 milioni di chili sia leader di consumo, considerando che (terzo grafico) ha esportato dieci volte di meno in virtù dell’elevato consumo interno.
La CO2 imprigionata nell’Artico potrebbe uscire a causa del riscaldamento globale
Semi di Chia
I SEMI DI CHIA PER DONARE ENERGIA E DIMINUIRE L'ANSIA!!!
In un momento in cui molti dei cibi che ci vengono proposti dalle grandi aziende alimentari sono molto lavorati, devitalizzati, cotti ad alte temperature e privati di quasi tutto il loro valore nutritivo, sapere che si ha a disposizione un alimento nutriente e naturale ci rincuora.
I semi di Chia sono ricchi di vitamine B, incluso 110ng per 100 grammi di prodotto di vitamina B12. Donano quindi energia e sostengono il sistema nervoso, nutrendolo e rinforzandolo. Con un sistema nervoso ben nutrito ci si sente più calmi, più forti, aumenta la capacità di concentrazione e diminuisce l’ansia. Sono inoltre un cibo ad basso indice glicemico. Questo significa che sono indicati per i diabetici e per coloro che soffrono di ipoglicemia, in quanto, rilasciando il glucosio poco alla volta, mantengono il livello di zucchero nel sangue stabile.
Circa il 35% del contenuto dei semi è composto da grassi acidi essenziali, principalmente l’ALA (Alpha-linolenic acid) conosciuto anche come Omega 3 e gli Omega 6, in rapporto a 3:2 con gli Omega 3. Questo fa dei semi di Chia un ottimo candidato per la fornitura di grassi acidi essenziali al nostro organismo per coloro che non amano il pesce o desiderano nutrirsi senza recare danno al mondo animale. Ricordiamo brevemente che i grassi acidi essenziali sono importanti per la salute del cuore, del cervello, dei muscoli, eliminano l’infiammazione e i dolori e mantengono le articolazioni ben oliate e sane.
8 volte più Omega3 rispetto al salmone,
7 volte più vitamina C rispetto alle arance,
6 volte più fibra rispetto alla crusca,
6 volte più calcio rispetto al latte,
4 volte più antiossidanti rispetto al mirtillo,
3 volte più ferro rispetto agli spinaci,
2 volte più potassio rispetto alle banane,
15 volte più magnesio rispetto ai broccoli,
18 aminoacidi presenti, vitamine A, C, E, B1-B2-B3-B6 (e quindi anche B12).
100 grammi di chia hanno un contenuto in olio del 30%, di cui il 64% è costituito da Omega3.
Gli acidi grassi Omega 3 sono costituiti da 3 tipi di grassi polinsaturi: acido docosaesaenoico (DHA), acido alfa-linoleico (ALA) e acido eicosapentaenoico (EPA). Gli omega 3 migliorano la salute generale dell’individuo. Mantengono, infatti, l’integrità e l’ossigenazione delle membrane cellulari, svolgono un’azione antitrombotica e anti-arterosclerotica, migliorano il ritmo cardiaco, la memoria e la concentrazione, favoriscono il processo di autoriparazione delle cellule nervose e contrastano molte patologie e disturbi quali:
Deficit dell’attenzione
Alzheimer
Artrite
Disturbo bipolare
Capelli fragili
Benessere cellulare
Depressione
Diabete
Affaticamento
Salute del cuore
Ipertensione
Infiammazione
Inibizione della crescita delle cellule tumorali
Dolori articolari
Lupus
Metabolismo
Emicrania
Obesità
Osteoporosi
Per eventuali acquisti:
— con Anita Hoffmann
In un momento in cui molti dei cibi che ci vengono proposti dalle grandi aziende alimentari sono molto lavorati, devitalizzati, cotti ad alte temperature e privati di quasi tutto il loro valore nutritivo, sapere che si ha a disposizione un alimento nutriente e naturale ci rincuora.
I semi di Chia sono ricchi di vitamine B, incluso 110ng per 100 grammi di prodotto di vitamina B12. Donano quindi energia e sostengono il sistema nervoso, nutrendolo e rinforzandolo. Con un sistema nervoso ben nutrito ci si sente più calmi, più forti, aumenta la capacità di concentrazione e diminuisce l’ansia. Sono inoltre un cibo ad basso indice glicemico. Questo significa che sono indicati per i diabetici e per coloro che soffrono di ipoglicemia, in quanto, rilasciando il glucosio poco alla volta, mantengono il livello di zucchero nel sangue stabile.
Circa il 35% del contenuto dei semi è composto da grassi acidi essenziali, principalmente l’ALA (Alpha-linolenic acid) conosciuto anche come Omega 3 e gli Omega 6, in rapporto a 3:2 con gli Omega 3. Questo fa dei semi di Chia un ottimo candidato per la fornitura di grassi acidi essenziali al nostro organismo per coloro che non amano il pesce o desiderano nutrirsi senza recare danno al mondo animale. Ricordiamo brevemente che i grassi acidi essenziali sono importanti per la salute del cuore, del cervello, dei muscoli, eliminano l’infiammazione e i dolori e mantengono le articolazioni ben oliate e sane.
8 volte più Omega3 rispetto al salmone,
7 volte più vitamina C rispetto alle arance,
6 volte più fibra rispetto alla crusca,
6 volte più calcio rispetto al latte,
4 volte più antiossidanti rispetto al mirtillo,
3 volte più ferro rispetto agli spinaci,
2 volte più potassio rispetto alle banane,
15 volte più magnesio rispetto ai broccoli,
18 aminoacidi presenti, vitamine A, C, E, B1-B2-B3-B6 (e quindi anche B12).
100 grammi di chia hanno un contenuto in olio del 30%, di cui il 64% è costituito da Omega3.
Gli acidi grassi Omega 3 sono costituiti da 3 tipi di grassi polinsaturi: acido docosaesaenoico (DHA), acido alfa-linoleico (ALA) e acido eicosapentaenoico (EPA). Gli omega 3 migliorano la salute generale dell’individuo. Mantengono, infatti, l’integrità e l’ossigenazione delle membrane cellulari, svolgono un’azione antitrombotica e anti-arterosclerotica, migliorano il ritmo cardiaco, la memoria e la concentrazione, favoriscono il processo di autoriparazione delle cellule nervose e contrastano molte patologie e disturbi quali:
Deficit dell’attenzione
Alzheimer
Artrite
Disturbo bipolare
Capelli fragili
Benessere cellulare
Depressione
Diabete
Affaticamento
Salute del cuore
Ipertensione
Infiammazione
Inibizione della crescita delle cellule tumorali
Dolori articolari
Lupus
Metabolismo
Emicrania
Obesità
Osteoporosi
Per eventuali acquisti:
— con Anita Hoffmann
Stevia rebaudiana
E' una piccola erbacea arbustiva perenne della famiglia dei crisantemi, nativa delle montagne fra Paraguay e Brasile.
Ha una straordinaria capacità dolcificante: nella sua forma naturale è circa 10/15 volte più dolce del normale zucchero da tavola.
Nella sua forma più comune di polvere bianca, estratta dalle foglie della pianta, arriva ad essere dalle 70 alle 400 volte più dolce dello zucchero, pertanto è il dolcificante naturale più potente.
Una sola fogliolina fresca sprigiona al palato, dopo qualche istante, una fortissima sensazione dolce, e resta alla fine un lieve retrogusto di liquirizia.
Le caratteristiche principali...
- non causa diabete
- non contiene calorie
- non altera il livello di zucchero nel sangue
- non ha tossicità (al contrario dei dolcificanti sintetici)
- non avendo zuccheri non provoca carie e placca dentale
- non contiene ingredienti artificiali
- può essere usata per cucinare
Impieghi medici ipotizzati...
- diabete, obesità, iperattività, pressione alta, ipoglicemia, indigestioni;
- diminuendo l'intossicazione dell'organismo provocata dallo zucchero raffinato, probabilmente giova alla pelle;
- poiché soddisfa la voglia di dolce, quasi sempre mette a tacere la "fame psicologica" di carboidrati (pane, pasta, ecc.) e di dolci;
- fornendo una gradevole soddisfazione primaria (il dolce) è probabile che diminuisca i bisogni compulsivi di fumare e bere alcool.
Piccola curiosita', in Italia è stata proibita la coltivazione per decreto legge.....
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